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ATP Dubai: l’ultimo saluto di Wawrinka all’Emirato

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Stan saluta i Dubai Tennis Championships sconfitto da Medvedev: un addio sobrio, forse troppo, anche sugli spalti

Vent’anni sono un numero tondo solo sulla carta. Nella realtà passano in fretta, soprattutto nel tennis. Stan Wawrinka li ha ritrovati tutti insieme a Dubai, mercoledì venticinque febbraio, cinque lustri dopo il suo debutto contro Roger Federer nel torneo che nel 2016 avrebbe finito per vincere. Questa volta, invece, era il momento di salutare.

Contro Daniil Medvedev non c’è stata molta partita. Due set, ritmo alto, pochi spiragli. Lo svizzero ha ceduto il servizio più volte nel primo parziale, ha provato a restare agganciato nel secondo, ma il russo gli ha chiuso la porta in faccia nei momenti giusti. Fine della corsa, quarti di finale per Medvedev.

Il punto, però, non era quello.

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Quando la partita è finita, il Centrale si è fermato. C’è stato il saluto ufficiale, il khanjar tradizionale, la torta. C’è stato anche l’applauso. Un applauso educato, corretto, ma corto. Troppo corto per uno che ha attraversato vent’anni di questo torneo; troppo corto per chi ha vinto tre Slam e regalato a tutti noi immeritevoli appassionati un rovescio che resterà uno dei colpi più significativi della storia del gioco.

Non è una colpa, è una constatazione. Il pubblico di Dubai è così, turistico: passa, osserva, ma non guarda il tennis. E invece, stavolta, ci sarebbe stato bisogno di fermarsi un po’ di più.

Wawrinka, che si ritirerà a fine stagione, non ha fatto drammi. Ha detto che Dubai è sempre stato un torneo speciale, che la vittoria del 2016 rientra tra i ricordi belli della carriera, che Medvedev è stato semplicemente più forte. Parole normali, da professionista in sede di intervista routinaria.

Medvedev ha mostrato rispetto, come si deve fare in questi casi. Ha detto che è stato speciale affrontarlo, forse per l’ultima volta, e che è giusto dare alla leggenda vaudais ciò che merita. Anche qui, niente di più e niente di meno.

Il torneo va avanti: Medvedev affronterà Jenson Brooksby; Felix Auger-Aliassime, che nel frattempo ha superato Giovanni Mpetshi Perricard, troverà Jiri Lehecka. È il calendario baby, non si aspetta nessuno.

Come diceva opportunamente Ben Folds, autore le cui osservazioni non si discutono, al massimo si applaudono, la vita va avanti come un treno in partenza: qualcuno scende, qualcun altro prende il suo posto. Nel vagone si è seduto Medvedev, che forse nella storia non occuperà mai il posto che è toccato a Wawrinka. O forse sì. Fatto sta che chi ha avuto l’opportunità di andare a salutare Stanimal, nell’Emirato che prende il nome da una locusta, e non lo ha fatto, ha fatto molto male.

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