La Festa della Donna appena trascorsa è stata con ogni probabilità la più strana di questo secolo. E questo vale anche per il tennis. Fra celebrazioni naif in campo, dichiarazioni sui social e venti di guerra fuori, la discussione sulla diversity stimolata dalla ricorrenza attuale va al di là della semplice forma
You Cannot Be Serious – A cura di Paolo Porrati
L’8 marzo, come ogni anno, rappresenta anche per il mondo dello sport un momento di riflessione sul ruolo delle donne e sui progressi compiuti verso una reale parità. Il tennis, poi, è storicamente uno degli sport più avanzati sotto questo profilo, e partecipa a questa ricorrenza con iniziative simboliche, messaggi pubblici e riferimenti alla propria storia.
Anche nel 2026 il circuito ha celebrato la Giornata Internazionale della Donna durante i tornei di inizio stagione, in particolare a Indian Wells, dove diverse giocatrici hanno utilizzato l’occasione per riconoscere pubblicamente le figure femminili che hanno segnato il loro percorso. La giovane tennista filippina Alex Eala, ad esempio, ha ringraziato alcune delle donne che hanno influenzato la sua crescita sportiva e personale, citando tra le altre Coco Gauff come esempio per le nuove generazioni.
Allo stesso modo molte protagoniste del circuito WTA hanno pubblicato sui social messaggi dedicati alle proprie madri, allenatrici e mentori, ricordando quanto il sostegno familiare e professionale sia determinante nella formazione di una tennista. Tra i contributi più visibili è arrivato proprio da Coco Gauff, che ha condiviso immagini e ricordi legati alle donne che hanno avuto un ruolo nella sua crescita, dal contesto familiare alle figure simboliche dello sport e della società. Iniziative simili sono state riprese anche dalla , che ha diffuso video e contenuti dedicati al rapporto tra le giocatrici e le persone che le hanno accompagnate lungo il percorso sportivo.
Una storia che viene da lontano
Queste celebrazioni si inseriscono in una tradizione che nel tennis ha radici profonde. Non è casuale che proprio questo sport abbia rappresentato uno dei terreni più importanti nella battaglia per l’uguaglianza nello sport professionistico. L’episodio simbolo resta il celebre incontro del 1973 noto come “Battle of the Sexes”, quando Billie Jean King sconfisse Bobby Riggs davanti a oltre novanta milioni di telespettatori. Più che un evento sportivo, quella partita divenne un manifesto culturale e cambiò le cose: dimostrò che il tennis femminile non era soltanto uno spettacolo competitivo, ma anche una piattaforma capace di influenzare il dibattito pubblico. Pochi mesi prima di quell’incontro, la stessa Billie Jean King aveva guidato la nascita della Women’s Tennis Association, organizzazione creata per garantire maggiore autonomia e tutela economica alle giocatrici. La questione dei premi in denaro parificati, oggi considerata quasi naturale nei tornei dello Slam, nasce da quella battaglia e fu per anni una delle battaglie centrali del movimento.

Nel corso dei decenni altre protagoniste hanno contribuito a consolidare questa evoluzione. Martina Navratilova, con i suoi diciotto titoli Slam in singolare e una carriera durata oltre tre decenni, ha rappresentato non solo un riferimento sportivo ma anche una figura di forte impatto culturale, diventando una delle prime atlete di livello mondiale a dichiarare apertamente la propria identità personale.
Negli anni Duemila il ruolo simbolico del tennis femminile è stato ulteriormente rafforzato dalle sorelle Serena e Venus Williams, protagoniste di una trasformazione sia tecnica sia sociale dello sport. Venus Williams innanzitutto è stata una delle principali sostenitrici della parità dei premi a Wimbledon, ottenuta nel 2007 dopo anni di discussioni, portando a termine un percorso iniziato appunto più di trent’anni prima. Serena, dal canto suo, ha portato il tennis femminile a una visibilità globale senza precedenti, contribuendo a ridefinire il modello dell’atleta contemporanea e la sua equiparazione ai colleghi maschi.
Con buona pace di Gilles Simon e altri, paladini della teoria per la quale conta solo il fatturato generato dalle giocatrici, non quello che rappresentano. In questo contesto le celebrazioni dell’8 marzo nel tennis assumono un significato che va oltre la dimensione simbolica. I messaggi diffusi dalle giocatrici e dalle istituzioni del circuito non si limitano a un riconoscimento celebrativo, ma richiamano una storia fatta di conquiste progressive e di trasformazioni culturali.

Un passo più avanti
Allo stesso tempo, il tennis continua a confrontarsi con le sfide del presente mostrandosi capace di anticipare i tempi e fungendo da esempio per altri sport. Sport come il calcio femminile, penalizzato da episodi demoralizzanti come quello del processo all’ex presidente della federazione calcistica spagnola Luis Rubiales, accusato di aver baciato senza consenso la calciatrice spagnola Jenni Hermoso durante la cerimonia di premiazione dei Mondiali in Australia, nell’agosto 2023, e di aver poi esercitato pressioni su di lei per coprire lo scandalo.
La strada da percorrere è ancora lunga, e come ho raccontato in un numero precedente di YCNBS i casi di comportamenti inadeguati nei confronti delle tenniste ci sono e sono preoccupanti. Solo pochi giorni fa, a Indian Wells, Lucrezia Stefanini ha ghiacciato gli appassionati dichiarando in un post che “verso l’una ho ricevuto un messaggio Whatsapp dove mi minacciavano se avessi vinto la partita di ieri. Minacciavano me e la mia famiglia, mi hanno nominato i miei genitori, il posto dove sono nata, mi hanno mandato una foto di una pistola”.
Ma il sistema-tennis non resta passivo. Negli ultimi anni il circuito ha introdotto strumenti più rigorosi di salvaguardia per la tutela delle atlete e per la prevenzione di abusi o comportamenti impropri all’interno delle strutture sportive. La crescente attenzione verso questi temi riflette un cambiamento più ampio nel modo in cui lo sport affronta le questioni legate alla sicurezza e al rispetto delle atlete. Per questo motivo la Giornata internazionale della Donna nel tennis non si esaurisce nei messaggi celebrativi. Piuttosto rappresenta un momento di continuità tra passato e presente: una ricorrenza che richiama le battaglie che hanno trasformato questo sport e che ricorda come molti dei diritti oggi acquisiti siano il risultato di iniziative coraggiose intraprese da alcune delle sue protagoniste più influenti
Nonostante tutto
Al di là di tutto, oltre i luoghi comuni e una resistenza culturale dura a morire, ma che morirà, esiste una realtà che mi piace. Una realtà fatta di donne e ragazze eccezionali, con la racchetta o meno, pronte ad affrontare un mondo che non le tratta ancora come sarebbe loro dovuto, e pronte a farlo con un sorriso sul viso e con la capacità di affinare l’ironia come chiave interpretativa del futuro.
Permettetemi quindi di concludere questo articolo con un piccolo omaggio, quattro citazioni estratte dal mio ultimo libro e appartenenti a donne tenniste straordinarie, che spero vi facciano divertire. Quattro più una. La quinta, anzi la prima che vi propongo, è attribuita a Faye Dunaway e dovrebbe essere stampata sulla porta di ogni ufficio, e perché no, di ogni Circolo Tennis:
“Le donne, per affermarsi in questo mondo, devono fare il doppio delle cose di un uomo nella metà del tempo.
Per fortuna. non è difficile”.
Citazioni per un Mondo migliore
Puoi spendere anni a vivere, ore a leggere libri, miliardi
a farti allenare dallo psicanalista, ma alla fine la palla
è in rete che finisce. L’errore annulla qualsiasi passato
nell’istante in cui arriva a bruciarti qualsiasi futuro.
L’errore azzera il tempo, qualsiasi tempo. Vedi cosa riesce
a spiegarti il tennis, senza dare nell’occhio:
quando sbagli, nel preciso istante in cui lo fai, sei eterno.
(Billie Jean King)
Se riesci a continuare a giocare a tennis
mentre qualcuno spara per strada,
quella è concentrazione.
(Serena Williams)
La palla da tennis non sa quanti anni ho.
La palla non sa se sono un uomo o una donna,
o se vengo da un paese comunista o no.
(Martina Navrátilová)
Gli uomini detestano perdere.
Una volta ho sconfitto mio marito a tennis.
Dopodiché gli ho chiesto: “Faremo ancora l’amore?”
La sua risposta è stata:
“Sì, ma non io e te”.
(Rita Rudner)

You cannot be serious è la nuova rubrica settimanale di Tennistalker Magazine dedicata a tutto ciò che nel tennis non rimbalza ma … fa rumore lo stesso! A cura di Paolo Porrati: accanito “quarta categoria”, è stato Giudice Arbitro per la FITP e ha partecipato da spettatore a tutti gli Slam, Finals Davis e Olimpiadi. Il suo romanzo giallo “Lo Sport del Diavolo”, pubblicato da Laurana Editore e ambientato nel mondo del tennis, è stata la sorpresa letteraria sportiva dello scorso anno.




