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Player Lounge: Eleonora Cottarelli tra Australian Open, Boris Becker e tanto altro

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La giornalista di Sky racconta il dietro le quinte degli Australian Open, analizza i casi Djokovic e Sinner e riflette sull’evoluzione del tennis moderno tra pressione mediatica, nuove generazioni sempre più chiuse e l’eredità umana dei grandi campioni, fino al ricordo indelebile di Londra 2012

Nel secondo episodio del podcast Players Lounge di TennisTalker, la giornalista di Sky Eleonora Cottarelli accompagna gli ascoltatori dietro le quinte dei grandi tornei, partendo dall’esperienza agli Australian Open, passando per Djokovic e Sinner, fino ai ricordi olimpici di Londra 2012. Il racconto è personale, ricco di dettagli e di immagini che restituiscono la fatica e il privilegio di vivere il tennis da vicino.

L’esperienza degli Australian Open

Molto bella, ci ero stata lo scorso anno ed era stata la mia prima volta”. L’Australia, però, non è solo fascino e spettacolo. È anche distanza, fuso orario e resistenza fisica. “Il viaggio è lungo, arrivi per il sorteggio e sono circa tre settimane piene. Il discorso del jet lag ti fa vivere in due orari: quello italiano e quello australiano. Vivi con i due orari: quello australiano per vivere la giornata, quello italiano per lavorare. Dalle 17 australiane in avanti il telefono inizia a squillare in continuazione”.

La prima settimana è la più intensa: “Ci sono tantissime partite e molti italiani. Inizi a guardare dove giocano, dove si allenano, ma alcuni campi sono anche distanti un chilometro uno dall’altro”. Eppure Melbourne sa accogliere: “In Australia ti senti accolto benissimo, è proprio l’Happy Slam”. Negli ultimi anni il torneo ha alzato ulteriormente il livello: “Hanno cambiato molto facendo un upgrade di quasi tutto. Ogni anno cambiano qualcosa e poi hanno delle grandi idee. Quello dell’One Point Slam è stato geniale”.

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Non manca l’aspetto più leggero: “I primi giorni ti portano i cuccioli degli animali australiani tipici: serpente, cucciolo di alligatore, koala, coniglio”. Ma la città mette anche alla prova: “Vivi quattro stagioni in un giorno. La crema solare devi mettere quella 60+, scorso anno mi ustionai il collo mentre prendevo gli appunti guardando gli allenamenti. In valigia metti tutto: magliette, felpe, sciarpettine, giubbotto 100 grammi antivento. La giornata da 40 gradi era allucinante, la telecamera quasi scioglieva in mano. Arrivi alla fine che sembra che hai giocato tu tutte le partite del tabellone”.

Djokovic e il peso delle parole

Le conferenze stampa dei grandi campioni hanno un peso diverso. Le differenze delle conferenze stampa di Nole le senti. Sono sempre piene, offrono sempre spunti interessanti”. Cottarelli racconta un episodio legato a una domanda sulla parabola della sua carriera, dal confronto con Nadal e Federer a quello con Sinner e Alcaraz.

La domanda ci stava anche, ma mancava il preambolo. Doveva sottolineare che lui avesse vinto tutto con gli altri che inseguivano per un bel pezzo della sua carriera”. La replica è stata secca: “Quindi nessuno ha inseguito me?”. Poi le scuse del giornalista, accettate con calma: “Nole l’ha accettata in modo molto tranquillo e ha ribadito che avrebbe apprezzato la puntualizzazione”.

Un passaggio che si lega a una riflessione più ampia, riprendendo un concetto espresso anche da Marcora: i grandi campioni sono tali perché sanno sopportare la pressione mediatica, oltre a quella del campo.

Sinner, tra letture e comfort zone

Parlando di Sinner, Cottarelli sottolinea la complessità del personaggio: “La sua faccia non è mai facile da interpretare. Con Alcaraz è molto più semplice, con Sinner è più complesso”. In Australia qualcosa non ha funzionato: “La cosa che mi ha stupito è che non ha trovato un piano B. Lui solitamente legge bene l’avversario e sa trovare l’alternativa nelle giornate in cui non è al meglio”.

Le condizioni fisiche hanno inciso: “In Australia non è mai stato al 100%, ha parlato di 48 ore interessanti post match con Shelton. Può capitare che a volte non ti girano le gambe e non riesci a vincere”. Fondamentale, in questo, il dialogo con il team: “Mi piace avere l’opportunità di sentire cosa dicono dai box, per capire la dinamica giocatore-allenatore e che cosa può cambiare la partita. Vagnozzi diceva a Sinner di stare tranquillo perché la scelta era giusta quando mancava le chance”.

Il percorso di crescita è chiaro: “Sinner sta cercando di allargare il proprio bagaglio, di uscire dalla sua comfort zone”.

Una generazione diversa

Il tennis moderno, secondo Cottarelli, è cambiato anche nelle relazioni. “È uno sport individuale, devi crearti una tua bolla in cui hai un equilibrio che è molto labile. Anche tra tennisti stessi prima c’era un rapporto diverso. Adesso ognuno sta maggiormente col proprio team”.

Un confronto interessante è arrivato parlando con Safin: “Sostiene che adesso c’è meno la parte umana, sono più chiusi, stanno al telefono, non hanno più rapporti tra di loro. Questa cosa manca a loro anche se non se ne rendono conto”. Una trasformazione che si percepisce anche nelle conferenze stampa: “Sanno che quella cosa va sui social”.

Emblematico il ricordo di Alcaraz al Roland Garros, appena diciottenne: alla domanda sul perché non si fosse allenato in un giorno libero, rispose che, avendo l’occasione di girare il mondo, voleva anche sfruttarla. “È una risposta che a 18 anni sorprende, dimostra di avere una grande personalità, di sapersi adattare alla situazione. È una cosa che ti arricchisce anche in campo. È una grande dimostrazione d’intelligenza”.

Becker e il pensiero laterale

Tra gli incontri più significativi, quello con Becker a Wimbledon. “C’era un po’ di agitazione quando doveva venire a lavorare in redazione. È piacevolissimo guardare una partita con lui, ha una capacità incredibile di leggere la partita, addirittura l’esultanza”. Non solo tecnica, ma anche narrazione: “Ha una capacità di raccontare le cose in un certo modo che fa la differenza”.

Colpisce anche il lato umano: “Mi viene ancora la pelle d’oca se penso al suo libro e come ha raccontato i mesi in prigione”. E poi l’eleganza nei modi, condivisa anche da Ljubicic: “Hanno sempre quella capacità di pensiero laterale che ti fa pensare un po’ fuori, un po’ out of the box”.

Il ricordo più grande

Alla domanda sull’evento sportivo più bello seguito, la risposta è immediata: “Olimpiadi di Londra 2012, ti senti al centro del mondo. Con tutto il mondo fermo e tu che sei al centro”. Un’immagine potente, completata da un frammento preciso: “Non ho visto Murray-Federer, ma ho visto i 100 metri di Bolt. La gara dura pochissimo, non ti rendi nemmeno conto di cosa succede”.

Un racconto che restituisce il senso del mestiere: correre tra un campo e l’altro sotto il sole australiano, ascoltare le parole dei campioni, osservare da vicino le loro fragilità e la loro grandezza. E, ogni tanto, sentirsi davvero al centro del mondo.

Ma questi sono solo alcuni dei temi toccati nella conversazione integrale. Nella puntata completa c’è molto di più: storie, retroscena e analisi lucidissime sul tennis di oggi e di ieri. Tutto quello che dovete fare è cliccare sul tasto play giusto qui sotto!

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