Dai “bot server” ai battitori di posizione: chi impedisce più spesso all’avversario di rimettere la palla in gioco tra i top 15 attuali
Qui non stiamo parlando di ace. Il dato preso in esame è un altro, molto preciso: la percentuale di servizi che l’avversario non riesce a restituire (return-in-play mancato), calcolata sulle ultime cinquantadue settimane. La top 15 ATP di questa settimana è nello specifico ordinata esclusivamente su questo parametro.
| # | Player | Unreturned serves |
|---|---|---|
| 1 | Jakub Mensik | 39,1% |
| 2 | Taylor Fritz | 36,8% |
| 3 | Ben Shelton | 34,9% |
| 4 | Jannik Sinner | 33,2% |
| 5 | Felix Auger-Aliassime | 32% |
| 6 | Alexander Bublik | 31,8% |
| 7 | Alexander Zverev | 31,3% |
| 8 | Daniil Medvedev | 30,5% |
| 9 | Andrey Rublev | 29,8% |
| 10 | Carlos Alcaraz | 29,8% |
| 11 | Novak Djokovic | 29,4% |
| 12 | Jack Draper | 28,2% |
| 13 | Casper Ruud | 28,1% |
| 14 | Lorenzo Musetti | 24,2% |
| 15 | Alex De Minaur | 23,3% |
Dietro questa lente particolare, il primo caso che salta all’occhio è quello di Jakub Mensik. Il suo servizio è a tutti gli effetti un servizio “bot”: il ragazzo da Prostejov genera una quantità enorme di battute che non tornano indietro. Il limite è altrettanto chiaro ed è interno al colpo stesso, perché una parte di questo vantaggio viene compensata da un secondo servizio sorprendentemente debole.
Un profilo, per certi versi, simile è quello di Daniil Medvedev. Anche Danilone presenta una struttura di rendimento molto vicina, ma con una differenza sostanziale: il suo primo servizio non atterra in vetta all’elenco, bensì dalla metà della graduatoria.
Molto significativa, in questo quadro, è la posizione di Jannik Sinner. Il servizio di Jannik oggi è un colpo legittimamente di livello élite, anche se la sua percentuale di prime in campo non è particolarmente elevata. Essere collocato, per servizi non restituiti, tra Ben Shelton e Felix Auger-Aliassime è un indicatore molto interessante circa la reale efficacia del colpo d’inizio scambio del numero 2 del mondo.
Allargando lo sguardo all’intero gruppo dei primi quindici, il messaggio è molto chiaro: il servizio è oggi il colpo più determinante nel tennis. In questa lista, infatti, soltanto due giocatori – Lorenzo Musetti e Alex de Minaur – possono essere considerati, per caratteristiche pure, servitori al di sotto della media del circuito.
Ma, all’interno di questo listone, il caso più istruttivo rimane quello che riguarda Novak Djokovic. Nole non è un battitore di potenza, ma un servitore di posizione, e i suoi tassi relativamente “medi” di servizi “unreturned” lo fotografano con grande chiarezza: il 24 volte campione Slam tiene comunque la battuta con ottime percentuali statistiche, ma spesso è costretto a completare il punto con il colpo immediatamente successivo, il classico “servizio + uno”.
La sua logica non è quella delle prime a duecentoventi all’ora, ma delle prime attorno ai centonovanta chilometri orari piazzate in zone scomode, pensate per togliere campo, angoli e tempi di preparazione all’avversario.
In sintesi, questa classifica mostra una distinzione sempre più centrale nel tennis contemporaneo: non conta soltanto quanto il servizio sia veloce, ma quanto spesso il servizio impedisca all’altro di iniziare lo scambio. Ed è su questa capacità – più ancora che sul numero di ace – che oggi si misura il vero peso di un grande battitore.




