Cosa dice il regolamento, cosa sappiamo finora e perché il tema resta estremamente delicato
Il nome del clostebol torna a far discutere nel mondo del tennis. Questa volta non si tratta di un top player, ma di Jessica Eudovic, tennista statunitense di 18 anni, fermata con una sospensione provvisoria dall’International Tennis Integrity Agency (ITIA) nell’ambito del Tennis Anti-Doping Programme (TADP).
La giocatrice è risultata positiva ad un metabolita del clostebol in un controllo effettuato il 1° ottobre 2025, durante un torneo ITF W15 a Santa Tecla, in El Salvador. L’analisi ha confermato la presenza della sostanza proibita sia nel campione A che nel campione B, circostanza che ha fatto scattare automaticamente le procedure previste dal regolamento.
Perché è scattata la sospensione automatica
Il clostebol rientra nella categoria delle sostanze non specificate, ovvero quelle per cui il regolamento antidoping prevede obbligatoriamente una sospensione provvisoria in caso di positività, indipendentemente dal livello del giocatore o dall’eventuale intenzionalità.
Secondo quanto comunicato dall’ITIA, Eudovic non era in possesso di una Therapeutic Use Exemption (TUE) valida per l’utilizzo della sostanza. Il 21 novembre 2025 è quindi stata notificata una presunta violazione degli articoli 2.1 e 2.2 del TADP (presenza e uso di una sostanza proibita).
La giocatrice ha presentato ricorso il 1° dicembre, ma il 16 dicembre l’istanza è stata respinta da un tribunale indipendente, che ha giudicato le motivazioni addotte non sufficienti per revocare la sospensione.
Cosa comporta, concretamente, la sospensione
Fino alla conclusione del procedimento, Jessica Eudovic non potrà:
- disputare partite ufficiali
- allenarsi o essere presente a tornei
- partecipare a eventi autorizzati da ATP, WTA, ITF, Slam o federazioni nazionali
Un impatto pesante, soprattutto considerando che la statunitense è all’inizio del proprio percorso professionistico e aveva appena raggiunto il best ranking ITF di 1104 nell’ottobre 2025.
Clostebol: una sostanza che continua a creare casi complessi
Il caso Eudovic riporta inevitabilmente alla memoria quello di Jannik Sinner, sospeso per tre mesi nel 2025 per la stessa sostanza. In quell’occasione, la WADA aveva riconosciuto l’assenza di intento dopante e di benefici prestazionali, accettando la tesi della contaminazione accidentale.
Due casi diversi, profili diversi, ma una costante comune: il clostebol, una sostanza presente anche in alcuni farmaci topici, che continua a rappresentare una delle aree più grigie e controverse dell’antidoping nel tennis.
Doping Talker: il punto
Va specificato che in questa fase è fondamentale distinguere tra accertamenti e responsabilità finale. La sospensione provvisoria non equivale ad una condanna definitiva, ma è uno strumento previsto dal regolamento per tutelare l’integrità dello sport in attesa di chiarimenti.




