La prossima stagione sarà l’ultimo giro di giostra per un fenomeno capace di vincere tre Slam nell’era impossibile dei Fab Four
Stan Wawrinka ha deciso quando scrivere l’ultima pagina. La stagione che si aprirà nei prossimi mesi sarà l’ultima della sua carriera: il tennista svizzero, quarantenne, lo ha annunciato attraverso i propri canali social, fissando la fine del viaggio al termine del 2026. Nessuna fuga improvvisa, nessun addio affrettato: un’uscita annunciata, consapevole, nel segno di una carriera che ha sempre seguito tempi e traiettorie personali.
I numeri raccontano solo una parte della storia del campione vaudois, e comunque: sedici titoli ATP, un best ranking da numero tre del mondo, una Coppa Davis conquistata da protagonista nel 2014 e l’oro olimpico in doppio a Pechino 2008 in coppia con Roger Federer. Ma soprattutto tre tornei del Grande Slam – Australian Open 2014, Roland Garros 2015, US Open 2016 – vinti nel pieno dell’era dei Big Four, quando sollevare un trofeo Major significava quasi sempre passare sopra Federer, Nadal o Djokovic. Oppure tutti e tre. Wawrinka li ha battuti tutti, spesso nel momento più importante e segnato dalla posta in gioco più alta, firmando imprese che ripensate oggi appaiono al limite del sovrumano.
Il tennis di Stan the Man non è mai stato accomodante: potente, spumeggiante, spesso spigoloso, con il celeberrimo rovescio a una mano quale inimitabile marchio di fabbrica: un colpo capace di piegare le partite, di scardinare difese e certezze, di restare negli annali come uno dei più devastanti mai visti. Non solo estetica, ma peso specifico: quel rovescio ha cambiato l’inerzia di finali Slam, ha incrinato gerarchie consolidate, ha reso possibile l’impossibile.
Nel messaggio con cui ha annunciato la decisione, Wawrinka ha parlato di emozioni, di ricordo, persino di ossessioni. E di limiti, ovviamente: da spingere ancora una volta un altro centimetro più avanti. Non nostalgia, ma voglia di chiudere in movimento, attraversando un’ultima stagione da professionista pieno, fedele a sé stesso. Il tennis, intanto, si prepara a salutare uno dei suoi grandi irregolari: non un dominatore seriale, ma un campione vero, capace di imporsi quando il livello richiesto era il più alto possibile.




