A Bologna esplode la festa più bella. L’Italia è campione del mondo, ancora una volta, per la terza Davis consecutiva e la quarta della propria storia. Un’impresa che nessuna nazione aveva mai firmato dall’abolizione del Challenge Round nel 1971. A mettere la firma sul punto decisivo è Flavio Cobolli, protagonista di una rimonta epica contro un indemoniato Jaume Munar: 1-6 7-6(5) 7-5 dopo quasi tre ore di battaglia pura, nervi d’acciaio e cuore enorme
Dopo la vittoria di Berrettini su Carreno Busta, serviva un’altra notte speciale. Cobolli l’ha costruita soffrendo, resistendo, e poi lasciandosi andare alla miglior versione di sé, quella che ha conquistato Bologna e trascinato l’Italia sul tetto del mondo del tennis.
Primo set: tempesta Munar, Cobolli travolto
La partenza è da brividi. Munar entra in campo con un’intensità feroce, quasi un Alcaraz in miniatura: ritmo altissimo, recuperi impossibili, prime a raffica e una fiducia che contagia il resto del match. In pochi minuti lo spagnolo vola 4-0, mentre Cobolli non trova ritmo né servizio. Le cinque palle del controbreak non sfruttate gridano vendetta e il parziale si chiude 6-1 in 34 minuti, tra le urla di un Munar in versione guerriero.
La paura è quella di un secondo singolare a senso unico. Ma la Davis ama le storie complesse, non quelle semplici.
Secondo set: la scintilla arriva nel caos, poi Flavio si accende
Il secondo set comincia male: un altro break subito, tanti errori, poche certezze. Sembra finita, finché accade l’imprevisto. Sul 1-0 per Munar, durante il game del possibile controbreak, il match si ferma per un malore sugli spalti. Dieci minuti lunghi, pesanti, che cambiano l’inerzia.
Munar torna in campo più teso, Cobolli invece respira, si riorganizza. E alla terza occasione, un nastro benevolo trasforma una volée dello spagnolo in un punto per l’azzurro. È l’episodio che sblocca la partita: Flavio ritrova campo, profondità, coraggio. Comincia a comandare con il dritto, a spingere col rovescio lungolinea, a prendersi la rete.
Il set diventa un corpo a corpo tecnico e mentale. Sul 6-5, Cobolli ha quattro set point, ma Munar li cancella con un servizio da Top 20. Il tie-break è l’atto finale del ribaltone: mini-break, attacchi decisi, dritti vincenti. Il 7-5 che manda tutti al terzo set fa esplodere la SuperTennis Arena.
Cobolli è tornato. Ancora più forte di prima.
Terzo set: nervi, brividi, e la zampata del campione
Il terzo parziale è una danza sul filo dell’equilibrio. Entrambi servono bene, entrambi tremano, entrambi resistono. La sensazione è che decideranno due dettagli, forse uno.
Sul 5-5, quando tutto diventa pesante, arriva la fiammata che cambia la storia: una risposta profonda di Cobolli, un rovescio di Munar che muore in rete, e poi il dritto inside out più importante della vita del romano. È break Italia. È il momento.
Il palazzetto è in piedi, Volandri con le mani sul volto, Berrettini che incita. Flavio serve per la Davis: prima robusta, seconda coraggiosa, tre match point. E alla prima occasione buona arriva il dritto che chiude l’opera.
7-5. Italia-Spagna 2-0. Tre Coppe Davis consecutive. L’Italia nella storia.
La festa: “Siamo i campioni del mondo!”
Cobolli crolla a terra, travolto dall’emozione. Poi prende il microfono e urla al pubblico:
“È il giorno più bello della mia vita… anzi, sono tre giorni che è il più bello! Siamo campioni del mondo, grazie a tutti. Siamo un gruppo unito, siete fantastici!”
Il pubblico canta, balla, piange. Sulle note di “We Are The Champions” arriva la conferma: l’Italia è la prima squadra dal 1972 a vincere tre titoli consecutivi senza Challenge Round, l’unica dell’era moderna.
Il tennis italiano è un impero. Profondo, forte, credibile. Senza Sinner e Musetti, ma con un collettivo che non trema mai: Berrettini leader, Cobolli guerriero, Sonego, Bolelli e Vavassori pronti quando serve.
La dedica finale coinvolge tutti: federazione, staff, maestri, circoli, tifosi. E chi, negli ultimi mesi, aveva dubitato della solidità del movimento azzurro scopre una verità semplice: la Davis non la vince un singolo, la vince una squadra.




