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Darcis saluta la Davis con gli occhi lucidi: “Sono triste, ma così fiero dei miei ragazzi”

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Il Belgio esce contro l’Italia campione del mondo, dopo la folle partita persa da Zizou Bergs con Cobolli e sette match point mancati. Una sconfitta che brucia, ma che lascia la sensazione di un possibile futuro luminoso

Ci sono eliminazioni che si cancellano in fretta, e ce ne sono altre che restano addosso come un brivido di freddo: brevi, secche, ma persistenti. Il Belgio lascia la Coppa Davis 2025 battuto dall’Italia nelle semifinali, ma esce a testa altissima. Anzi, l’eliminazione arriva dopo aver mostrato al mondo una dignità ostinata: i sette match point sfumati davanti all’inconsolabile Zizou Bergs rappresentano insieme il simbolo e la cicatrice di una ferita che sarà difficile rimarginare, ma anche il punto di (ri)partenza di un gruppo giovane che lo sguardo non lo ha mai abbassato.

A fine giornata, mentre i giocatori belgi rientravano negli spogliatoi con gli occhi lucidi e il fiato corto, Steve Darcis si è seduto davanti ai giornalisti con una calma che tradiva tutto, tranne la rassegnazione. “Siamo tristi, certo,” ha detto il commissario tecnico della KBTB, “ma sono incredibilmente fiero dei miei ragazzi. Hanno creato legami forti, e oggi siamo stati vicini all’1-1. Poi lo sapete: un doppio può cambiare tutto.” Parole da capitano, ma anche da fratello maggiore. Una mano sulla spalla più che una lezione.

Per Darcis, la delusione per la sconfitta certo non cancella il cammino percorso. La sua è una lettura onesta, asciutta: questa squadra ha dato tutto quello che aveva. E, soprattutto, ha tempo. “Come ha detto Zizou, il nostro è un gruppo giovane. Il futuro è davanti a noi. Spero torneremo ancora più forti.”

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E Bergs? Impossibile non partire dal suo volto dopo il match: pallido, incredulo, quasi svuotato. “Non ho mai vissuto un momento così emozionante,” ha confessato il numero 43 ATP. “Giocare per il proprio Paese, con questa atmosfera, è un’altra cosa. Non sono sicuro di riuscire a lottare così in un torneo normale.” Una frase che vale più di un’analisi tecnica: la Davis cambia la misura del cuore, allarga il campo, costringe a superarsi.

Poi, quasi con un sorriso, Zizou ha ricordato i dialoghi ai cambi campo con Darcis, quando l’emozione sembrava poter travolgere entrambi i contendenti da un momento all’altro: “A volte ci guardavamo e dicevamo: ma che partita è? L’atmosfera era incredibile. Se mi diverto, posso tirare fuori il mio miglior tennis.”

Il Belgio non ha vinto, ma ha lasciato un segno. Questa Davis non parla solo di risultati e passaggi di turno, ma di scosse emotive, di pomeriggi e serate in cui si gioca al limite e si esce con la sensazione di aver vissuto qualcosa di più grande di una partita di tennis.

E se i “diavoli rossi” domani torneranno a perdere, a vincere, a ricominciare daccapo, resterà questo nelle istantanee che si faranno carico di ricordare la Davis 2025: una squadra giovane che ha sfiorato l’impresa e un capitano che vede già il domani, anche nel maledetto oggi.

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